Quando i cani arrivarono nel Nuovo Mondo?

Il continente americano fu l'ultimo ad essere raggiunto dai nostri antenati Homo sapiens. Le ricerche archeologiche e genetiche più recenti suggeriscono che le prime popolazioni umane arrivarono molto prima di quanto si pensasse in passato (oltre 20.000 anni fa), e che le rotte migratorie iniziali sfruttarono la navigazione sotto costa lungo il Pacifico.

È significativo notare come, nonostante l'arrivo umano in America sia avvenuto in epoche così remote, i cani non abbiano apparentemente fatto parte di queste prime spedizioni. Le ricerche indicano chiaramente che i cani arrivarono nel Nuovo Continente in un momento notevolmente successivo rispetto alle ondate migratorie umane iniziali.

Una delle più antiche prove archeologiche di un cane nel Nord America è un reperto datato a circa 10.200 anni fa, rinvenuto nell'isola di Wrangell in Alaska. Questa datazione è supportata da studi genetici che stimano l'ingresso dei cani nel Nord America dalla Siberia circa 4.500 anni dopo l'arrivo degli esseri umani.

Recentemente, nuovi studi su resti di cani (François Lanoë et al., Late Pleistocene onset of mutualistic human/canid (Canis spp.) relationships in subarctic Alaska.Sci. Adv.10,eads1335(2024)) hanno retrodatato il loro arrivo in America (cosa che io supponevo già da tempo).

Le ragioni esatte per cui i primi migranti non portarono con sé i cani non sono definite con certezza. Tra le ipotesi, vi sono la possibilità che la relazione tra cani e umani nelle specifiche aree di origine siberiane non fosse ancora così sviluppata da considerare gli animali compagni in un'impresa esplorativa così ardua, oppure che lo spazio limitato sulle piccole imbarcazioni utilizzate per la navigazione costiera rendesse impraticabile la loro presenza.

In Centro e Sud America, l'arrivo dei cani sembra essere avvenuto ancora più tardi, con evidenze che collocano la loro presenza intorno ai 5.500 anni fa in Mesoamerica e qualche centinaio di anni dopo (circa 5000 anni fa) in Sud America.

In definitiva, mentre l'umanità colonizzava le Americhe attraverso rotte marittime millenni fa, i cani li raggiunsero in un secondo momento, integrandosi poi profondamente nelle società precolombiane.

Cani da caccia e da lana fra i popoli Salish

Come già scritto, i cani giunsero nel continente americano in un momento significativamente successivo rispetto alle prime ondate migratorie umane. Le evidenze più antiche della presenza di cani nel Nord America risalgono ad un periodo compreso fra 12.000 e 10.200 anni fa, stimate geneticamente a 4.500 anni dopo l'arrivo degli esseri umani. Le ragioni per cui i cani non accompagnarono i primi migranti (incluse le traversate costiere) non sono del tutto chiare, con ipotesi che includono un legame meno sviluppato o la limitatezza degli spazi sulle prime imbarcazioni.

Una volta arrivati, i cani trovarono rapidamente un posto importante nelle società umane. In generale, i cani ricoprivano diversi ruoli pratici nelle comunità precolombiane, incluse la caccia e la protezione.

Specificamente riguardo al popolo Salish, che abitava lungo la costa del Pacifico, si evidenzia un legame particolare e multi-millenario con i loro cani. Sebbene i cani avessero ruoli vari, per i Salish è sottolineata l'importanza dei cani da lana. Questi cani fornivano la lana che veniva utilizzata per la tessitura. Le donne Salish avevano un ruolo centrale e attivo nella gestione di questi cani, occupandosi dell'allevamento, dell'accudimento, della nutrizione e della tessitura della loro lana.

La presenza di cani, a volte simili o identici a quelli allevati dai Salish e Malah, è documentata da numerosi resti lungo la costa del Pacifico. Questa coesistenza era caratterizzata da una "buona usanza" nel rapporto uomo-cane.

Tuttavia, l'arrivo degli europei ebbe conseguenze devastanti per queste popolazioni e i loro cani. La decimazione della popolazione nativa a causa delle malattie importate e gli sconvolgimenti culturali causati dal colonialismo, inclusa la soppressione delle tradizioni indigene e del ruolo delle donne, portarono a una ridotta capacità di gestire la razza. Questo complesso insieme di fattori causò la scomparsa ed estinzione di questi cani, con i loro resti ossei come unica testimonianza del passato. Le ragioni della loro estinzione furono profonde e legate alla distruzione sociale e culturale, ben oltre ipotesi semplicistiche come il solo commercio.

In sintesi, mentre i cani giunsero tardi nelle Americhe e ricoprirono ruoli generali come la caccia in molte culture, i Salish svilupparono un legame unico e multi-millenario con i loro cani da lana, la cui sorte fu purtroppo legata indissolubilmente al tragico impatto del colonialismo sulla loro società.

Culture mesoamericane

In Mesoamerica, la presenza di cani è documentata fin dal Neolitico, con i resti più antichi ritrovati in Messico risalenti a circa 5.200 anni fa. Le interazioni tra umani e cani in queste culture erano profonde, andando oltre la semplice utilità. Le ricerche archeologiche e le testimonianze dei cronisti spagnoli rivelano l'esistenza di numerose tipologie canine. Tra queste, il Cane Comune Mesoamericano (Itzcuintli) era molto diffuso, e antenati del moderno Xoloitzcuintle (cani senza pelo, a volte coperti di notte) e cani simili al Techichi (piccolo, forse antenato del Chihuahua) sono stati identificati. Anche ibridi cane-lupo erano presenti. I cronisti spagnoli documentarono fino a 11 diverse tipologie.

I cani ricoprivano ruoli vitali: erano compagni nella caccia, usati per la guardia, e parte integrante della vita domestica e rituale. Il loro consumo come cibo era diffuso, non solo tra le élite, e venivano offerti in cerimonie e banchetti. In ambito religioso e simbolico, il legame era profondo: i Maya li associarono alla dea della Luna, mentre gli Aztechi li consideravano esseri con un'anima, capaci di comunicare con gli dei e guidare le anime nell'aldilà, legati ai concetti di fertilità e morte. Erano spesso sepolti con cura, a volte con offerte o vicino agli umani.

L'arrivo degli europei nel XVI secolo segnò un tragico cambiamento. I conquistatori spagnoli, considerandoli "impuri, malvagi", scoraggiarono attivamente il loro allevamento. Questo sconvolgimento culturale portò all'estinzione di molte tipologie canine precolombiane, con la quasi miracolosa sopravvivenza solo del Xoloitzcuintle e del Chihuahua. La loro eredità genetica e culturale, sebbene ridotta, continua a vivere.

XOLOTL

Nelle culture mesoamericane, in particolare nella mitologia dei Nahuatl (inclusi gli Aztechi), Xolotl è identificato come il dio-cane. Egli faceva parte del vasto Pantheon azteco e veniva considerato il dio della morte. Era il gemello del dio Quetzalcoatl. Le sue funzioni erano molteplici: infatti, era anche il dio del fuoco e del fulmine, dio dei gemelli, dei mostri, della sfortuna, della malattia e della deformità, nonché simbolo di Venere alla sera e protettore del Sole.

GUIDA DELLE ANIME

Una delle funzioni più importanti di Xolotl, strettamente legata ai cani, era quella di accompagnatore e guida delle anime dei defunti nel Mictlan, il mondo dei morti. 

Secondo le credenze dei Mexica (Aztechi), era il dio Xolotl, presentandosi nella forma di un cane sacrificato e sepolto insieme al defunto, ad aiutare l'anima a guadare un corso d'acqua (il fiume Apanohuayan) per raggiungere il primo livello del Mictlan, chiamato Itzcuintlan (il luogo del cane)

Se il defunto aveva maltrattato dei cani durante la vita, Xolotl non lo avrebbe aiutato ad attraversare il fiume. Questa funzione ha un parallelismo con figure mitologiche di altre culture antiche, come Caronte nella religione greco-romana. 

XOLOITZCUINTLE

Il legame tra Xolotl e i cani era così profondo che la razza Xoloitzcuintle (il cane calvo messicano) prese il nome da lui, significando "Cane del dio Xolotl", poiché le popolazioni che parlavano la lingua nahuatl credevano che questi animali fossero un suo dono. 

Xolotl stesso era spesso rappresentato come una figura teriomorfa con un corpo umano e la testa di cane. Inoltre, il decimo giorno del mese azteco era dedicato al cane, chiamato Itzcuintli. Per gli Aztechi, il cane (simbolicamente legato a Xolotl) era associato a concetti importanti come l'acqua, la fertilità e l'agricoltura. 

ESSERI VIVENTI CON UN'ANIMA E COMPAGNI SACRI

Le culture mesoamericane, in particolare gli Aztechi, consideravano i cani esseri viventi dotati di un'anima. Questo legame sacro andava oltre la semplice utilità pratica e li rendeva capaci di comunicare con gli dei

I cani venivano sepolti con cura, a volte con offerte o vicino agli umani, e venivano impiegati in pratiche rituali e sacrificali. Questa elevata considerazione spirituale differenziava il rapporto con i cani rispetto ad altre specie

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